Perché è importante farsi pagare

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Se sei un artista, un libero professionista o semplicemente cerchi di sbarcare il lunario svolgendo un attività in proprio, ti sarai sicuramente scontrato con questa realtà, un interrogativo importante, ovvero, come farsi pagare?

Da quando esistono i soldi, ovvero da tanto tanto tempo, esistono parallelamente quelli che io chiamo “i parassiti del tempo”, persone che approfittano del nostro “tempo” per ottenere una nostra prestazione in cambio di un “grazie”. Di questi individui ne è pieno il mondo ed esistono appunto da quando sulla terra è stato creato il denaro. Prima con il baratto, questo non accadeva, perché io do o faccio una cosa a te se tu in cambio, fai o mi dai qualcosa a me.

Prima di diventare un regista, per mantenermi ho fatto centinaia di lavori e lavoretti. Molti di voi sanno bene cosa vuol dire lavorare e studiare contemporaneamente, era proprio quello che facevo io. Fortunatamente sapevo fare tante cose, disegnare, dipingere, facevo anche dei piccoli lavori di grafica e qualche volta mi esibivo come comico, mi arrangiavo insomma. Inizialmente i miei clienti erano persone che conoscevo, amici o parenti e fidatevi se ve lo dico, sono i peggiori clienti al mondo.

Spesso le più grandi amicizie si distruggono proprio per questi motivi, ovvero fare un lavoro per semplice amicizia spesso è la causa della rottura della stessa. Ho dipinto murales nelle case e nei negozi di gente che conoscevo e puntualmente a fine lavoro, dopo aver ricevuto tanti complimenti, questi “amici” se ne uscivano con un.. come potrò ringraziarti?, ed io pensavo dentro di me, pagandomi?

Ma perché lo pensavo e non lo dicevo a loro?, fatto sta che nella mia città ero diventato il disegnatore di tutti, ovunque c’erano miei lavori, tutti erano contenti tranne me.

Poi arrivò il personal computer, ve lo ricordate? avevo comprato un Pentium e subito iniziai ad imparare ad usare un programma di grafica, Corel Draw. Pensai di aver svoltato, cominciai a creare grafiche per i miei amici, realizzavo biglietti da visita, volantini, il tutto stampato con la mia stampante. Quante nottate passate con la taglierina a tagliare quei pezzi di carta. Mi immaginavo un futuro brillante, mi vedevo già il Bill Gates dei bigliettini da visita.

La mattina seguente andavo a consegnare i miei piccoli capolavori artigianali e quasi sempre mi ripagavano con un “come potrò mai ringraziarti?”, solita risposta che mi faceva bollire il sangue.  Ma dove sbagliavo? eppure di complimenti me ne facevano tanti, tutti amavano i miei lavori. Poi con gli anni capii che più sono i complimenti che ricevi per un lavoro, meno sono i soldi che ti porti a casa.

Perché li definisco i “parassiti del tempo”? perché come voi tutti potete immaginare, per realizzare qualsiasi lavoretto, dovevo necessariamente impiegare del tempo, tempo che sottraevo ad altre mie possibili attività. Quindi non solo non venivo pagato o quando mi andava bene, venivo pagato poco, allo stesso tempo stavo regalando a questi clienti non clienti o pseudo amici, il mio prezioso tempo.

All’inizio mi vantavo del fatto di essere diventato così bravo da realizzare quei lavori in poco tempo e mi piaceva ostentarlo, un arma a doppio taglio però. Si perché proprio per il motivo per il quale ero così veloce, i miei committenti abbassavano drasticamente le mi richieste di denaro. Con frasi del tipo, “dai fammi questo lavoro, tanto tu ci metti poco tempo”.

“Arriva per tutti il giorno del giudizio!”  pensavo tra me e me, maledicendo tutte quelle persone che utilizzavano i miei lavori e ostentavano le mie opere d’arte. Sperando in un giudizio divino che li avrebbe spazzati via tutti. Ero arrabbiato con il mondo intero perché non avevo un soldo in tasca se pur lavoravo come uno schiavo. Avevo così tanta rabbia in corpo che avrei potuto scatenare una seconda rivoluzione francese. Quella rabbia non espressa ma repressa si trasformò presto in depressione, ero bravo a far tutto ma non a chiedere soldi. Facevo tutto a tutti ma nessuno faceva niente per me. Poi un giorno arrivò l’illuminazione, niente di trascendentale, era arrivata solamente al mio cervello quella scintilla che fece poi cambiare il mio modo di rapportarmi a gli altri.

Fumavo sigarette da ormai qualche anno e ricordo che proprio in quei giorni, non avendo un soldo in tasca ma tanta voglia di fumare, andai a chiedere a credito un pacchetto di sigarette al mio amico tabaccaio. Non avevo mai chiesto in prestito qualcosa, mai un favore, anzi ero sempre io quello che dava, ma questa volta ne sentivo il bisogno. Mi feci coraggio e andai da lui, d’altronde gli avevo dipinto tutto il negozio senza mai chiedergli un soldo, gli avevo fatto i volantini, i biglietti. Insomma pensai che era in debito con me. Mi avvicinai al suo orecchio e quasi sussurrando gli chiesi di prendere a credito un pacchetto di sigarette. La risposta del mio amico ve la lascio immaginare, vi dico solo che mi indicò un cartello che aveva appeso in negozio dove c’era scritto “per colpa di qualcuno, non si fa più credito a nessuno”. Uscii da quel negozio senza le mie sigarette, o le sue, visto che non le avevo comprate, ma quel rifiuto scatenò in me una reazione che mi ha portato ad essere oggi la persona che sono diventata. Mentre tornavo a casa pensai all’accaduto e mi chiedevo perché io permettevo agli altri di rubarmi il tempo, i miei lavori, la mia vita, la mia dignità e a loro io non potevo chiedere nemmeno un pacchetto di sigarette a credito?

Con gli anni e l’esperienza cominciai a chiedere in cambio dei miei lavori tanti soldi. Avevo capito che il mio tempo era prezioso e per questo motivo decisi di dare un valore a quel tempo, un valore a quell’ingegno, un valore alla mia abilità. Se prima avevo lavorato gratis da quel momento in poi avrei chiesto tanto, anzi troppo. Nessuna via di mezzo, non volevo svendere le mie abilità, o gratis o tanto, questo era diventato il mio motto.

Lo feci inizialmente perché ero stanco di fare favori e difronte a quelle richieste preferivo ricevere un “no grazie è troppo, non posso permettermelo” che sbattermi tutta la notte per niente. Sarà stata l’astinenza dalla nicotina, ma ero diventato inconsapevolmente un uomo di successo. Cosa differenzia un quadro di valore da uno che non vale niente? chi determina il prezzo di un oggetto? la richiesta? la fama del suo creatore?

Perché un Van Gogh vale molto più di un opera del ritrattista di Ponte Vecchio a Firenze? chi lo decide? e perché collezionisti in tutto il mondo pagherebbero anzi pagano migliaia di Euro per avere nella proprie galleria un Cèzanne, un Goldoni, un De Chirico?

Allo stesso tempo perché noi piccoli e sfigati artisti veniamo pagati poco o niente? Pittori, grafici, fotografi, tutti insomma. Capii quindi che oltre ad essere bravi a far qualcosa era fondamentale essere bravi a vendersi, ovvero a darsi un VALORE. Vi siete mai chiesti quanto valete?

Personalmente prima non lo sapevo e realizzavo i miei preventivi su una base oraria, ovvero ci ho messo tot tempo e prendo tot soldi. Sbagliato! un artista, un professionista non lavora a cottimo, il suo ingegno, la sua arte vale quanto vale l’artista stesso. O gratis o tanto. Chi si accontenta solo di mangiare è un morto di fame, questo me lo disse mio nonno e mi rimbombava nella testa quando in cambio di lavori qualcuno mi offriva una pizza. Stessa cosa che successe a Van Gogh, ma io non sono Van Gogh e sinceramente voglio godermi i miei successi da vivo.

Passarono gli anni, i miei preventivi erano arrivati alle stelle, non lavoravo quasi più. Nessuno mi commissionava più niente, perché ero troppo caro, ma in questo c’era soddisfazione, si perché ero nella stessa situazione, ovvero non avevo un soldo in tasca ma ero contento per due motivi, il primo era quello che continuavo a stare senza soldi ma allo stesso tempo non trascorrevo le nottate a tagliuzzare bigliettini, il secondo, quello più importante era che avevo acquistato credibilità. Ero bravo e creativo e i clienti non mi commissionavano i lavori perché non potevano permetterselo. Sarebbe poi arrivato un giorno un committente ricco che avrebbe cambiato la mia vita. Sembra assurdo ma così avvenne. Cominciai a fare dei disegni per una multinazionale che vendeva bibite energetiche, facemmo degli spot pubblicitari che andarono nelle televisioni di mezzo mondo. Era stato il mio valore che mi aveva portato li, da quel giorno tutti volevano lavorare con me, perché ero quello che disegnava gli spot delle bibite, un piccolo Van Gogh vivente.

Fondai così la mia piccola azienda, alcuni collaboratori, tanti committenti e alla fine eccomi qua. Quella piccola azienda è diventata Cowsheep Film Production.

Ce ne sarebbero tante altre storie da raccontare, per oggi va bene così. Ricordatevi di darvi un valore e fatevi pagare sempre, il futuro ancora non esiste, scrivetelo oggi e domani lo vivrete.

Dado Martino

 

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Regista

Davide Tafuni in Arte Dado Martino Attore, Scrittore, Regista.

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